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“Come un fulmine a ciel sereno” di kejagalli

Trama

La vita è piena di imprevisti, si sa.
Ma se l’imprevisto ha un nome, e questo nome è Jason, la vita di Marco e Lysa non può che trasformarsi, come un fulmine a ciel sereno.

*

Marco è un bellissimo ragazzo di diciotto anni, dolce e premuroso. Vive una vita tranquilla nell’immaginaria cittadina di Pink Sand, situata sulla costa dell’America settentrionale e bagnata dalle fredde acque dell’oceano Pacifico. Accanto a lui l’immancabile Lysa, pelle d’ambra e occhi color miele. Insieme potrebbero formare una bellissima coppia, se non fosse che non si sentano nient’altro che amici.
All’improvviso, a guastare la tranquillità di Pink Sand arriva Jason, il classico ragazzo ribelle che non fa altro che creare scompiglio tra Marco e Lysa, e la loro compagnia.
Tra feste sulla spiaggia, confessioni e segreti scomodi, cosa succederà quando Jason si renderà conto di essersi innamorato? Cosa succederà quando Lysa si renderà conto di essersi innamorata? Ma soprattutto: cosa succederà quando Marco si renderà conto di essersi innamorato… di un ragazzo?

"Come un fulmine a ciel sereno" di kejagalli

Le mie impressioni

Confesso di essermi approcciata a questa storia un po’ prevenuta, vuoi per il range di età trattato che per il timore di imbattermi nell’ennesimo teen-drama fotocopia mal sviluppato. Invece, mi sono ricreduta in fretta e ho proseguito con piacere la lettura. La storia ha un plot ben strutturato e anche il world building è stato ben curato, lo confermano diversi infodump, seppur in modo non appropriato.

Fin da principio si intuisce l’elemento di conflitto che emergerà, seppur la narrazione risulti un po’ lenta, quasi fosse un vecchio motore diesel che necessita di scaldarsi. Cominciamo conoscendo i due protagonisti, Marco e Lysa, e ci troviamo un po’ confusi nel tentativo di inquadrare il loro rapporto. Quando capiamo la profondità della loro amicizia, tuttavia, è impossibile non restare perplessi da un simile legame. Come in ogni buona storia, però, verrà messo alla prova e ancora non ci è dato sapere se la supererà, ma inutile dire che spero sarà così.

Se per l’amore mi piacciono anche i finali tragici, confesso che parlando di amicizia mi piace ancora sognare 😊.

In effetti, questi due sembrano davvero due parti della stessa mela ed è facile chiedersi come il loro sentimento non sfoci in altro, eppure è bello. Sono ben definiti nei loro caratteri, diversi e complementari, ma ancora in evoluzione e non consapevoli fino in fondo di se stessi.

Poi c’è Jason, che arriva come un fulmine a ciel sereno (sì, il titolo è calzante e non solo per questo personaggio) È il bad-boy della storia, non fosse che pagina dopo pagina si rivela sempre meno bad, ma molto vero e sfaccettato. In questo trio emerge come il ragazzo che, vuoi per qualche anno in più, vuoi per le esperienze fatte, è più consapevole di sé e delle brutture della vita. Infine, c’è la compagnia, spaccato abbastanza comune nella vita di tutti i giovani e qui dipinta e gestita bene, caratterizzando ogni elemento e intrecciando le vite in una cittadina che sa di paese.

L’autrice mette sul piatto temi di attualità.

Non solo per l’omosessualità in sé, quanto per l’accettazione personale e sociale della stessa, fino all’omofobia e ai suoi estremi fuori e dentro le mura di casa. Lo fa bene, alternando pennellate decise e ricche di tensione ad altre leggere e spensierate, proprie dell’adolescenza.

Nella compagnia si insinua un altro elemento destabilizzante: la droga. Qui si apre una vicenda triste e vera, dall’abuso alla dipendenza, dagli effetti sulla persona a quelli su chi gli sta intorno. Ho apprezzato molto anche il fatto che kejagalli abbia tirato in ballo il GHB, una droga da stupro, perché lo ha fatto bene e ne ha riportato in modo corretto gli effetti sulla vittima. Unico neo, invece, gli effetti postumi, di cui ho parlato direttamente con lei. Ho riscontrato la sua volontà di migliorare e di dare il massimo, per cui sono certa che sistemerà il dettaglio completando egregiamente l’opera.

Passiamo agli appunti su cui ci sarebbe da lavorare.

• La grammatica è molto buona. Tuttavia, serve una revisione al testo per aggiustare gli errori ancora presenti, sistemare le virgole (in primis togliendole prima della e congiunzione), togliere buona parte dei due punti in favore di punto e punto virgola (in un paio di casi sarebbero addirittura da sostituire con una semplice virgola) e falciare gli avverbi di modo, quelli in *mente per intenderci.

• Belle le pagine del diario di Lysa. Ciononostante, toglierei gli incisi scritti tra i trattini, poiché nessuno nel proprio diario li userebbe. Non sono sbagliati in sé, ma non sono propri del contesto e fanno vacillare l’immersione del lettore nella realtà che hai creato.

• Show don’t tell, questo devi gestirlo meglio, eliminando le parti raccontate che appesantiscono la lettura e, spesso, nei dialoghi ripetono ciò che già mostri.

• Hai inserito dei bei dialoghi, tuttavia li smorzi spesso con eccessivi beat, anche troppo lunghi. Soprattutto, elimina i nomi! Prova a pensare: quando parli faccia a faccia con un tuo amico, vi chiamate per nome a ogni battuta? Ovviamente no, per questo non lo devono fare neppure i personaggi, altrimenti il risultato e artificioso. Suona finto e annulla la sospensione della realtà in maniera brutale. Inoltre, se i dialoghi sono costruiti a dovere e i personaggi caratterizzati non c’è neppure bisogno di continui dialogue tag (disse, rispose, ecc.). Questo conferisce maggior ritmo alla narrazione e mantiene viva la tensione.

• Ultimo punto: le descrizioni. Sei brava e il tuo stile è molto visivo. A dispetto del mantra che gira su Wattpad del “metti più descrizioni” o più lunghe e dettagliate, nella narrativa moderna non è proprio così. Le descrizioni servono a dare colore e calore. Non devono interrompere la narrazione di una scena e non debbono distrarre il lettore da ciò che è importante e dovrebbe seguire. Devono supportare, non sostituire, né appesantire, tanto meno annoiare. Per cui non abusarne, tagliane qualcuna, soprattutto perché in più di un’occasione sei sfociata nell’infodump selvaggio, quanto inutile.

Un esempio eclatante lo troviamo nel capitolo 9.

Marco stava fissando il paesaggio che gli scorreva davanti dal finestrino dell’autobus che aveva preso quella mattina, quello che prendeva tutte le mattine e che gli avrebbe permesso di arrivare a scuola: Pink Sand era una cittadina troppo piccola per poter ospitare anche solo una scuola superiore, pertanto lui e i suoi amici erano costretti a recarsi nell’entroterra tutti i giorni per poter andare a presenziare alle lezioni.
Gli piaceva molto la tranquillità che la sua città poteva offrire, sembrava di essere immersi in mondo a parete, caratterizzato da posti che non si trovavano nelle grandi città, come ad esempio i piccoli negozietti di alimentari, oppure i locali in cui passare tranquille serate sorseggiando drink e birre insieme a persone che conoscevano tutte tra loro. Era bello conoscerne ogni sfaccettatura, ogni strada, ogni via e ogni casa del posto in cui si risiedeva; conosceva a memoria la distanza che separava casa sua da quella dei suo più cari amici, avrebbe potuto persino percorrere il tragitto a occhi chiusi.
Non era un luogo turistico, non erano presenti alberghi, né tantomeno ristoranti di lusso, e neanche locali alla moda in grado di attirare persone da ogni dove. No, Pink Sand era e sarebbe sempre rimasta la ‘città prima de la Jolla’, quella grande località turistica della contea di San Diego, situata nella California meridionale. Non era minimamente paragonabile a questo tipo di località, e non aveva sicuramente gli introiti di grandi metropoli come New York e Manhattan, ma la sua ricchezza la doveva a esportazioni di pesce in tutta l’America del sud, essendo caratterizzato da un’enorme varietà e abbondanza di pesci che rendevano così la zona una delle più fruttuose di tutto lo stato.

Ecco, da dopo i due punti della prima frase è tutto infodump.

Marco in quel momento non pensa a nulla di tutto quello che c’è scritto (figuriamoci, porello, ha ben altro a cui dar attenzione). Apprezzabile come tu abbia studiato e creato Pink Sand in ogni dettaglio, ma deve restare parte del world building. Il lettore dovrà venirne a conoscenza per forza, se non è funzionale agli eventi del momento. Qui lo hai messo dentro, però non ne resta nulla, perché non c’entra niente e distoglie l’attenzione da ciò che è importante, ovvero quello che sta tormentando il ragazzo.

Conclusione

La storia è molto bella, mi è piaciuta e continuerò a seguirla fino alla fine. Non è perfetta, nessuna prima stesura lo è mai, nessun testo non editato lo è, però ha di sicuro del potenziale, come questa autrice. Mi sento, quindi, di consigliarla e di esortare kejagalli a proseguire, perché può solo migliorare e regalarci ancora molto 😉.

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