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Due chiacchiere con Daniele Viaroli

Oggi ho come ospite un autore che ha esordito con un fantasy sotto il marchio Dark Zone: Daniele Viaroli

Daniele Viaroli

Autore

Daniele Viaroli nasce trentadue anni fa in un paesino immerso nella nebbia padana. Cresce circondato dalle bellezze del parco Adda Sud e si dedica agli studi di Lettere Moderne all’Università di Bergamo, dove apprende cose fondamentali come l’ubicazione dei migliori ristoranti della città e l’utilizzo del pota. Innamorato dello sport e di tutto ciò che è nerd, intraprende lo studio delle arti marziali, diventando un istruttore di Ba Gua Zhang. Scrive da sempre, ma solo con la Fiamma Azzurra e la stima della Dark Zone è giunto alla pubblicazione con una casa editrice.

  • Com’è nata la passione per la scrittura?

Ho sempre avuto l’esigenza di creare storie, emozioni e personaggi. Era un po’ il mio modo per dare un nuovo spirito a un mondo non sempre giusto. All’inizio ho cominciato con disegni, fumetti e canzoni. Poi, quando ho scritto la prima pagina in prosa, mi sono innamorato.

  • Come sei arrivato/a alla pubblicazione?

La vita degli autori spesso è un continuo sbattere il muso contro muri, velati no e risposte assenti. Dopo qualche litigio con altre case editrici poco chiare, sono approdato alla Dark nel modo più semplice possibile: ho mandato loro un manoscritto che è stato apprezzato. Non hai idea di quanto sia felice di questa cosa.

  • Secondo te, è la casa editrice a scegliere l’autore, viceversa o un po’ entrambe le cose? Come hai vissuto la firma del primo contratto?

A differenza della confidenza che dono subito agli altri, tendo ad essere molto diffidente di natura. La vita mi ha insegnato ad amare il prossimo, ma anche che le pugnalate sono sempre dietro l’angolo. Quindi la firma del primo contratto non me la sono goduta a pieno. Poi l’incontro con la casa editrice dal vivo ha fugato ogni dubbio. È stato amore a prima vista. Almeno per me, poi gli altri membri della Dark Zone ti diranno che già non mi sopportano più 😁.

Per quanto riguarda la scelta direi che alla fin fine è un po’ reciproca. Altrimenti, il rapporto non dura.

  • Sei stato al Salone Internazionale del Libro di Torino, per cui ci racconti com’è stato e cosa ha rappresentato per te?

È stato tutto talmente luminoso e frenetico che ancora non ho realizzato del tutto come ci sono finito. Passare dall’altra parte del bancone è stato meraviglioso, ma mi ha anche aperto gli occhi sulle infinite possibilità del mondo letterario. Conoscere altri autori con idee diverse e valide, incontrare i lettori, aggirarsi per delle sale che sono state calcate dai grandi della letteratura. A pensarci mi vengono ancora i brividi. Averci partecipato con la Dark, dove l’atmosfera è quella di una famiglia, l’ha reso ancora più indimenticabile.

  • Sei soddisfatto/a dei traguardi editoriali raggiunti?

Sì, ma onestamente spero d’aver appena cominciato. Come tutti gli autori vorrei fare della scrittura il mio lavoro a tempo pieno. Sono conscio di quanto sia difficile, ma mi piace puntare in alto. Per accontentarsi c’è sempre tempo no?

  • Cosa pensi del panorama editoriale italiano e cosa cambieresti, potendo?

Penso che siamo messi maluccio, che si faccia poco per proporre qualcosa di interessante. ho notato anche che l’Italia sembra subire il mercato estero senza cercare di creare qualcosa di suo e innovativo. Sembra sempre che arranchiamo per imitare successi stranieri, arrivando con una decina d’anni di ritardo. Credo che, invece, bisognerebbe cercare delle voci innovative all’interno del nostro panorama per proporle all’estero. Ho come l’impressione che gli autori siano più avanti dell’editoria.

  • Come approcci la promozione?

Eh, bella domanda, non è che sia proprio uno di quelli in grado di vendere ghiaccio agli eschimesi eh. O meglio, coi libri degli altri sono un asso. Sui miei spesso mi chiudo un po’, trovando faticoso elogiarli in pubblico. Non mi piace l’idea di decantarne chissà quali lodi, un po’ per umiltà un po’ perché ho sempre detestato gli arroganti. Quindi cerco di trasmettere tutto il mio entusiasmo o corrompo Daniel Di Benedetto e Daniela Ruggero a darmi una mano.

  • Cosa deve avere un libro per conquistarti? E cosa non può mancare nei tuoi?

Per conquistarmi un libro deve avere qualcosa da dire, meglio se qualcosa che mi permetta di crescere, personaggi dinamici e un’alta capacità di comunicare. Detesto con tutto me stesso quei lavori in cui sembra che l’autore voglia mostrare al mondo quanto è bravo oppure scrive mille cose senza dire nulla di davvero valido. Ammetto di avere un mezzo fetish per trame articolate e contorte. Quando ben gestite sono poesia.

Nei miei di solito cerco di far coesistere sempre gli elementi sopra citati, ma forse la cosa più comune è una certa vena ironica. Nella Fiamma Azzurra è piuttosto palese, in altre opere (che arriveranno) è più sfumata, ma c’è sempre.

  • Qual è il tuo sogno nel mondo della scrittura?

Uno su tutti è poter scrivere tutto il giorno. Guadagnarci abbastanza da viverci. Niente ricchezza o gloria, mi basta lo stretto indispensabile per una vita dignitosa in cui possa fare quello che amo. Sto lavorando molto a questo progetto e spero un giorno possa diventare realtà.

  • Self-publishing ed editoria tradizionale: quali sono i pro e i contro, secondo te?

Tendo a preferire l’editoria tradizionale, non tanto perché il self non sia valido (spesso è molto più curato), quanto perché la trovo più funzionale in una realtà come quella italiana, dove il bacino di lettori è piuttosto piccolo. Sapessi scrivere in inglese avrei davvero preso in considerazione di diventare un autore self, ma in Italia lo vedo ancora un passo indietro rispetto ai sistemi tradizionali. Ovviamente ho preso come riferimento un sistema funzionante. Sappiamo tutti che le cose non sono così idilliache, purtroppo, ma delle belle realtà esistono sempre.

  • Che consiglio daresti agli aspiranti scrittori e cosa gli diresti di non fare assolutamente?

Non perdere mai l’entusiasmo. Senza quello tutto il resto a poco a poco perde significato. Sono la passione e la gioia a spingere verso l’arte, spenti quelli resta solo una buona tecnica accumulata negli anni. Di non arrendersi mai, di affidarsi a persone competenti e di non pagare per essere pubblicati.

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Daniele Viarioli

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