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Due chiacchiere con E.L. Reid

La mia gradita ospite di oggi è un’autrice esordiente: E.L. Reid. L’ho invitata perché in un panorama dove il self- publishing è ancora sottovalutato e snobbato, dove molti corrono troppo per pubblicare, lei ha scelto la qualità. Ha messo da una parte la voglia di vedere il proprio nome in copertina, la voglia di tenere la sua opera tra le mani e ha scelto la strada più lunga, ma anche dispendiosa.

Inutile girarci intorno: la qualità si paga. I professionisti si pagano.

La nostra E.L. si è messa nelle mani di un professionista con cui – lo dice lei stessa – è cresciuta. Ma ora lascio parlare lei!

E.L. Reid

Autrice

Autrice veneta, abita in una cittadina del veronese e coltiva la passione per la lettura prima e per la scrittura poi, dall’età di 7 anni. Ha scritto diversi racconti legati al paranormale, ma finora ha pubblicato solo un racconto, I Guardiani di Blair, legato alla saga a sfondo paranormale Witch Hunters (progetto che comprende sia racconti che romanzi).

  • Com’è nata la passione per la scrittura?

È nata nei primi anni di scuola. Sono sempre stata una sognatrice introversa e avevo difficoltà a relazionarmi con le persone a causa di un’innata timidezza. Quindi da quando ho imparato a scrivere ho utilizzato la scrittura come mezzo di espressione. Mi era (e per molti versi lo è ancora) molto più facile esprimermi attraverso carta e penna che verbalmente. All’inizio erano i classici “temi” di scuola, poi man mano che crescevo si sono trasformati in poesie, racconti brevi, novelle piuttosto acerbe e copioni teatrali (quasi tutto andato perduto negli anni).

Solo nell’ultimo periodo ho iniziato a scrivere sul serio. Un paio di anni fa ho iniziato a plasmare i Witch Hunters, personaggi dell’omonima saga a sfondo paranormal alla quale ciclicamente rimetto mano, visto che i protagonisti continuano a rendermi partecipe delle loro avventure senza darmi tregua. Ormai vivono di vita propria e non sembrano avere molto rispetto per la loro scribacchina di quartiere. Chiara, so che mi capisci.

(N.d.R.: Sì, ti capisco benissimo 🤣)

  • Quali sono le letture che porti nel cuore?

Ce ne sono tante e tutte di genere fantasy. Il libro che ha fatto da apripista al genere è La Spada di Shannara di Terry Brooks. Amore a prima vista. Dello stesso autore ho letto tutto il ciclo di Shannara (compreso il ciclo degli eredi e il primo re) seguito da Il ciclo di Belgariad (anche se non ho gradito in maniera particolare la componente romance da latte alle ginocchia. Eh sì, già allora ero una darkettona e sono peggiorata con l’età) e la Saga dei Mallorean di David Eddings. Poi come non citare Michael Ende con La notte dei desideri (ovvero il satanarchibugiardinfernalcolico Grog di Magog), libro che ho letto quest’estate a mia figlia e La Storia infinita? Menzione particolare anche per Sogno di una notte di mezza estate di William Shakespeare, pura magia.

Letture recenti che hanno un posto d’onore nel mio cuore sono la trilogia onirica “Io sono Lunar” di Daisy Franchetto (autrice meravigliosa che ho avuto l’onore di conoscere dal vivo lo scorso anno) e i libri della saga Le Mutazioni (ma citerò solo lo Scrigno Cremisi perché il prequel attualmente è fuori commercio) di Antonello Venditti che è un illustratore eccelso e come autore è stato un’autentica rivelazione.

  • Secondo te, è la casa editrice a scegliere l’autore, viceversa o un po’ entrambe le cose?

Entrambe le cose a mio avviso. L’autore seleziona la casa editrice che trova più affine per la pubblicazione del suo testo e la casa editrice sceglie, tra le proposte ricevute, il testo dell’autore che vuole pubblicare. Una scelta reciproca, come giusto che sia.

  • Hai pubblicato un racconto in self-publishing come prequel della tua saga, ce ne parli un po’?

I Guardiani di Blair è un racconto lungo che scrissi tempo fa per un progetto illustrato che per varie vicissitudini non vide mai la luce. Dopo essere rimasto per mesi a prendere la polvere nel famigerato cassetto assieme ad altri racconti legati alla saga (scritti più che altro come esercizi di scrittura), ho deciso di farlo leggere a Stefano Mancini per una valutazione. Quello che mi disse mi spronò a rimetterci mani, si trattava pur sempre di un racconto piuttosto striminzito nato per far da testo a un libro illustrato.

Il racconto narra del percorso affrontato della giovane strega Ann Castleville -protagonista femminile della saga- per diventare Guardiana. Un’avventura che si svolge quasi interamente nella contea di Antrim, in Irlanda del Nord, dove Ann incontrerà antichi avi, spiriti e creature fantastiche che si alterneranno di capitolo in capitolo per aiutarla a “diventare ciò che è destinata a essere.”

Dal punto di vista cronologico questo racconto lo si può piazzare poco dopo l’inizio della saga. Lo scopo è di presentare i personaggi principali ma, soprattutto, il loro mondo attraverso la mia scrittura.

I Guardiani di Blair
  • So che hai fatto editare il racconto da un professionista, una scelta non da tutti. Cosa ti ha spinto?

Io sono dell’idea che al lettore si debba offrire sempre un prodotto al massimo delle proprie capacità e curato sotto ogni aspetto. Mi sono sentita dire “ma perché spendere soldi per l’editing? Lo puoi fare anche da sola, in fondo è solo un racconto.” No. Che si tratti di un racconto di poche pagine o un romanzo vero e proprio, l’editing è un passaggio a mio avviso obbligatorio prima di pubblicare. L’editor è una figura professionale indispensabile che accompagna lo scrittore, mostrandogli i suoi limiti e le sue potenzialità. Vede ciò che allo scrittore sfugge, consiglia e sprona, ti porta a ragionare sulla storia che hai scritto. Per me lavorare gomito a gomito con un professionista come Stefano è stata un’esperienza di arricchimento impagabile.

(N.d.R.: Concordo, ho avuto anch’io il piacere di lavorare con lui per il mio prossimo romanzo e Stefano è un’editor fantastico, professionale e umano al tempo stesso).

  • Cosa pensi del panorama editoriale italiano e cosa cambieresti, potendo?

Penso che l’editoria italiana sia rimasta molto indietro. Mi duole dirlo, ma l’editoria nostrana, soprattutto per quel che concerne le big, è obsoleta. Non si investe più sul talento, si pubblicano autori stranieri già affermati o youtuber/influencer italiani semplicemente per andare sul sicuro, per far cassa. Ormai tutti possono pubblicare un libro con le big, purché abbiano un numero considerevole di follower, s’intende. Tanto male che vada a questi personaggi “vip” affiancano qualche Ghost Writer e poco importa che la qualità sia scadente sia a livello di contenuti che di forma, ciò che importa davvero è vendere. Del lustro e del prestigio delle grandi e famose case editrici non resta che un ricordo sbiadito e lo dimostrano le orde di testi mediocri immesse ogni anno sul mercato (e poi dicono che il self è spazzatura…). Se poi a questo si aggiungono le EAP, apriti cielo!

Fortunatamente ci sono anche realtà più piccole e giovani di tutto rispetto che puntano sugli esordienti/emergenti di talento e producono libri curati sotto ogni aspetto (dalla cover all’editing). Cosa cambierei? Meno libri spazzatura e più testi di qualità a partire dalle big, investendo sul talento del made in Italy puntando su esordienti ed emergenti. E la possibilità di poter reperire facilmente in tutte le librerie i libri delle giovani piccole e medie CE.

  • Come approcci la promozione?

Bella domanda! Mah, in realtà interagisco poco sui social perché sono sempre presa da mille cose e non sempre ho il tempo materiale di accedere a internet. Però quando bazzico sui vari gruppi su Facebook tendo sempre a interagire prima come persona e poi come autrice. Non sono la classica spammona che copia-incolla link d’acquisto ovunque o che chiede l’amicizia a destra e a sinistra solo per poter fare spam selvaggio. Mi piace condividere i lavori degli altri e non solo quelli che i miei collaboratori hanno fatto per me. Posto estratti nei giorni consentiti, chiedo consigli, gestisco le mie due pagine programmando i post quando la connessione da casa lo permette. Contatto blogger per segnalazioni ed eventuali recensioni.

Poi, per quel che concerne Amazon, fino a fine dicembre I Guardiani di Blair sarà disponibile gratuitamente su KU e inoltre ho in serbo una sorpresa per il 31 ottobre…

  • Cosa deve avere un libro per conquistarti? E cosa non può mancare nei tuoi?

Deve riuscire a farmi provare emozioni, entrarmi dentro. Deve sorprendermi, non essere mai banale o scontato, avere un buon ritmo e uno stile fluido. I personaggi devono essere complessi e ben delineati. Ogni elemento deve avere la giusta collocazione e contribuire a far quadrare il cerchio della storia. L’elemento amoroso non deve essere necessariamente presente e, in caso, essere decisamente marginale ed evolvere naturalmente, crescere e maturare (no ai classici colpi di fulmine, no al sesso se non funzionale alla trama – cosa che detesto – sì agli ostacoli da superare insieme). Uno o più messaggi/insegnamenti di fondo e un finale che non ti aspetti. Sono una lettrice esigente, me ne rendo conto. Cosa non può mancare nei miei? Oltre a tutto quello che ho citato nella risposta precedente, una buona dose di fantasia, un pizzico di ironia e qualche colpo di scena ben assestato.

  • Qual è il tuo sogno nel mondo della scrittura?

Penso quello che hanno bene o male tutti: far leggere le proprie storie e riuscire ad emergere. In Italia vivere di scrittura è un’utopia ma io mi accontenterei anche di essere riconosciuta come una buona penna e di poter pubblicare con una casa editrice che non ti tratti i propri autori come un numero ma come persone, supportandoli.

  • Self-publishing ed editoria tradizionale: quali sono i pro e i contro, secondo te?

Il pro del self è, per paradosso, anche il contro: sei imprenditore di te stesso e se da una parte hai percentuali di guadagno più alte rispetto all’editoria, dall’altra devi investire parecchio in termini di tempo e costi (cover, editing, autopromozione …). Il self deve essere fatto in maniera consapevole e richiede un impegno costante prima, durante e dopo. Un altro scoglio non indifferente è legato alla credenza che vuole gli autori self come una sorta di mediocri falliti che le CE hanno rifiutato e che immettono sul mercato libri scadenti. Non è così. Personalmente ho letto libri pubblicati in self-publishing molto più curati e intriganti di quelli pubblicati da CE blasonate. Pubblicare con editoria tradizionale vuol dire in primis essere selezionati da un gruppo di persone competenti del settore (a patto che si tratti di CE serie), non doversi accollare alcun costo di pubblicazione (quelli non spettano all’autore, sia ben chiaro e se un autore paga per essere pubblicato non sta pubblicando) ed essere sostenuto in fase promozionale. (La promozione deve farla tanto la casa editrice quanto l’autore). Chiaramente i guadagni sono più bassi. Di contro abbiamo anche i tempi d’attesa. Per avere una risposta (quando c’è, perché la verità è che non tutte le case editrici rispondono) possono passare diversi mesi (in media dai 6 agli 8). Quindi se la pazienza non è la vostra qualità migliore, forse questa non è la strada giusta.

C’è anche da dire che non tutte le case editrici pubblicano raccolte di racconti o di poesie, quindi, in quei casi meglio il self-publishing.

  • Che consiglio daresti agli aspiranti scrittori e cosa gli diresti di non fare assolutamente?

Di non essere arroganti pensando di essere il nuovo Dante e pertanto “il libro è perfetto così com’è e guai a chi me lo tocca!” Siate umili, nessuno è nato imparato, ve l’assicuro. Coltivate la vostra passione per la scrittura, leggete tanto, scrivete ogni giorno, rimboccatevi le mani e investite in un editing di qualità indipendentemente dal fatto che scegliate la pubblicazione in self o con CE.

Evitate l’editoria a pagamento come la peste, approcciatevi ai social in maniera cordiale, non siate permalosi e ascoltate i consigli di chi ha più esperienza di voi e mi raccomando, evitate lo spam molesto, è decisamente controproducente.

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