Due chiacchiere con Daisy Franchetto

Conosciamo meglio Daisy Franchetto, autrice di cui ho letto già alcune opere che appezzo molto.

Daisy Franchetto

autrice

Daisy Franchetto è nata a Vicenza, città intrisa di grazia palladiana, ma vive a Torino, città del mistero. È un correttore di bozze ossessivo compulsivo. <br> La scrittura è una passione nascosta che ha iniziato a coltivare tardi. <br> Ciò che scrive nasce dalle esperienze vissute: il lavoro nelle comunità psichiatriche e per disabili, i viaggi come volontaria in zone di guerra, l’impegno per la difesa dei diritti umani. L’ascolto delle persone in difficoltà e, prima ancora, l’ascolto di se stessa. Il mondo onirico e la ventennale attività di scavo nella psiche.

  • Com’è nata la tua passione per la scrittura?

L’ho sempre considerata una via preferenziale per la comunicazione, ma è quando ho scoperto che potevo curarmi così che ho iniziato a creare storie seriamente.

Io per vie tortuose e attraverso errori. Ma, anche se suona scontato, non apprezzerei il lavoro che la Dark Zone svolge e la crescita che mi sta offrendo, se non fossi incappata in realtà diverse prima. Va bene così.

  • Secondo te, è la casa editrice a scegliere l’autore, viceversa o un po’ entrambe le cose? Come hai vissuto la firma del primo contratto?

A seconda dei casi, possono essere vere tutte le opzioni che hai citato. Indifferentemente, però, da come sia nato l’incontro, se la relazione professionale continua è solo perché ci si è scelti reciprocamente. La firma del primo contratto è stata pura euforia, pura euforia.

Il Salone per me è un appuntamento speciale, perché l’ho frequentato da lettrice ed è incredibile essere presente adesso con dei libri miei. Anche se negli anni è cambiato, adoro l’atmosfera che si respira, amo vedere così tanti libri diversi insieme. Ecco, ricollegandomi alle risposte precedenti, al Salone è possibile vedere anche realtà nuove, con proposte diversa. Basta saper guardare.

  • Sei soddisfatta dei traguardi editoriali raggiunti?

Molto, sono grata per tutto quello che sono riuscita a fare finora e ancora incredula. Vado avanti cercando di migliorare, di cambiare.

  • Cosa pensi del panorama editoriale italiano e cosa cambieresti, potendo?

Penso che siamo messi maluccio, che si faccia poco per proporre qualcosa di interessante, che ci sia poco spazio per le realtà sane che lavorano bene, che le librerie siano sature di libri, ma non di idee nuove.

  • Come approcci la promozione?

Ci provo, ci provo, ma sono da sempre carente sotto questo punto di vista. Cerco di evitare l’invadenza e di interessare con i contenuti, provo a trasmettere quel che ho provato nella scrittura.

  • Cosa deve avere un libro per conquistarti? E cosa non può mancare nei tuoi?

Per conquistarmi un libro deve avere un suo spirito, deve trasmettermi qualcosa nel profondo, quindi è qualcosa di estremamente impalpabile e difficile da definire. Di solito non mi arrabbio con i libri che non ci riescono, li perdono perché semplicemente non ci siamo incontrati. Nei miei non può mancare la morte.

  • Qual è il tuo sogno nel mondo della scrittura?

Avere sempre storie che valga la pena raccontare, che non si esaurisce la vena di pazzia che me le fa partorire. Ma so che potrebbe accadere, così come è iniziata potrebbe finire, io continuo a sperare che duri.

  • Self-publishing ed editoria tradizionale: quali sono i pro e i contro, secondo te?

A questo punto, secondo me, non ha più senso assumere posizione pro o contro queste due forme. Esistono e hanno dignità e carte da giocare entrambe. Quel che assolutamente mi porta a essere contraria è l’editoria non curata, self o tradizionale che sia. I testi non revisionati, i romanzi fotocopia, la mancanza di passione per quel che si fa.

  • Che consiglio daresti agli aspiranti scrittori e cosa gli diresti di non fare assolutamente?

Consiglierei di armarsi di molta pazienza, di credere in ciò che fanno, ma con grande apertura alla critica e alla possibilità di crescita. Di non smettere mai di cercare occasioni per migliorare e di affidarsi a persone competenti. Consiglierei di non pagare mai nulla per essere pubblicati, ma di riconoscere il lavoro dei professionisti che si sono occupati del loro lavoro, se hanno scelto la strada del self.

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