La tela del ragno

«E se il paradigma platonico delle due realtà fosse errato? Se non esistesse un ponte che le collega?» gli chiesi intenta a fissare il movimento della sua mano.

Le dita carezzavano piano il gatto siamese accoccolato sulle sue gambe e ondeggiavano per seguirne le forme, creando un movimento ipnotico. Tutto in lui riusciva a esprimere leggerezza in un contrasto disarmante con la fermezza che trasudava il suo sguardo, duro e fiero.

«Lo è, infatti».

«E cosa te lo fa credere?»

Quegli occhi grigi e imperscrutabili mi si piantarono addosso, come fosse un animale che finalmente aveva affondato i denti nella preda designata.

«Non esiste un solo ponte, ma infiniti», chiarì bloccando la mano.

In realtà tutto parve immobilizzarsi attorno a noi, inclusi l’aria e il tempo.

«La fai semplice».

«Lo è, sei tu che la complichi proprio come i filosofi», replicò senza perdere la nota sensuale che ne contraddistingueva il timbro basso e corposo.

Mi accigliai e incrociai le braccia al petto, assumendo un’aria di sfida che dovette risultargli assai infantile. Scoppio in una risata piena che riecheggiò nella stanza, illuminata dalla luce calda e soffusa di una lampada e dal fuoco del camino. Essa rifletteva ombre vive su ogni oggetto e sulle pareti di legno, rese purpuree da quella danza. Un ambiente dal sapore rustico e allo stesso tempo ricercato, che non mi sorprese affatto quando varcai la soglia dello studio del professor Corsini.

«Mi spieghi come siamo finiti a parlare di filosofia durante quella che doveva essere una cena romantica?» sbuffai infastidita, col piede che picchiettava a terra un ritmo tutto suo.

«Quando mai avrei specificato la natura della cena?»

«Levati quel sorrisetto dalla faccia e smettila di fare il professore tronfio e ampolloso. Con me non attacca».

Con un buffetto ben piazzato si liberò dell’animale, che scese stiracchiandosi. La cosa più strana fu che mi fissò quasi a volermi rimproverare. Aveva ragione, ero stata io la causa dello sfratto che aveva ricevuto.

«Intanto non faccio il professore tronfio e ampolloso», disse alzandosi e accomodando i pantaloni neri, che cadevano perfetti su un corpo con cui Madre Natura era stata fin troppo benevola. «Le mie due lauree attestano il titolo di cui mi fregio con estremo piacere», proseguì avvicinandosi alla poltrona dove mi aveva fatta accomodare, senza che riuscissi a muovere un solo muscolo. «Tronfio e ampolloso lo sono per natura, mi dispiace. Mi diverto troppo per smettere proprio adesso».

In un attimo mi ritrovai inchiodata sul posto e con la sua faccia a pochi centimetri di distanza, che andò a ridurre con una lentezza straziante, accompagnata dal silenzio. Sentivo il suo respiro caldo sempre più vicino, mentre il mio era rimasto incastrato nei polmoni.

«Non ho mai detto che sarebbe stato un incontro romantico, perché non c’è nulla di tale in un ragno che tesse la sua tela e osserva un insetto rimanervi imbrigliato. Eppure, è così affascinante ed eccitante restare a osservare una farfalla agitarsi, mentre diventa consapevole di essere in trappola e senza via di fuga».

Ero confusa dalle sue parole, impietrita senza alcun motivo. Una vocina nella testa mi gridava di scappare, di andarmene il più lontano possibile da quell’uomo, un’altra invece mi suggeriva di fingermi morta, come fossi davanti a un orso. Tuttavia, mani invisibili mi tenevano ancorata dov’ero, il mio corpo sembrava non reagire agli impulsi del cervello.

Mi sfiorò il collo con le labbra, sottraendomi al giogo dei suoi occhi e riuscii a respirare. Un istante dopo fui travolta da una scarica di eccitazione inconsulta, un fuoco improvviso, un incendio innescato soltanto dal suo tocco. Forse mi stavo facendo influenzare troppo dai suoi discorsi, come una ragazzina di quarant’anni.

«Ci sono infiniti ponti oltre la partecipazione e l’imitazione. Aristotele aggiunse la teleologia e la correlazione atto-potenza. Nessuno di loro ha parlato del piacere e della morte», aggiunse portando la sua bocca sulla mia. «Stanotte te li farò sperimentare, li conoscerai in modo tanto profondo da divenirne parte, mia piccola farfalla».

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