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“RVH – Morte e vita” di Lucia Guglielminetti

• TITOLO: RVH – Morte e vita
• AUTORE: Lucia Guglielminetti
• EDITORE: Self-published
• GENERE: Dark fantasy, Metropolitane, Horror
• PAGINE: 495

"RVH - Morte e vita" di Lucia Guglielminetti

Trama

Caro lettore, se stai leggendo queste righe è perché sono riuscito a sfuggire al Kilarmeth e alla mia creatrice, Shibeen. Ci crederesti? Colei che mi ha creato mi ha tradito. È stata ingannata, lo so, ma non so se potrò mai perdonarla.
Dopo questo nuovo colpo, devo capire se mi interessa ancora vivere e soprattutto se ce la posso fare, o se la Vera Morte è l’unica soluzione alla solitudine e alla disperazione.

La vendetta, quella potrebbe darmi la forza di continuare. Heinrich, quel bastardo, dev’essere mio. E anche W dovrà pagare per le sue colpe.
Sono così stanco… Dicono che non provare alcun sentimento sia meglio, perché non si soffre. Non crederci. È solo come essere già morti, ma continuare a camminare.
Volete accompagnarmi in quest’ultimo viaggio? Ho ancora molte cose da raccontarvi. Di quando sono diventato un cacciatore di nazisti, ad esempio. O di Mary Cuor di Leone. Il cerchio sta per chiudersi.

 

Le mie impressioni

Il quarto libro della saga è semplicemente meraviglioso: l’ho gustato dalla prima all’ultima parola, tutto d’un fiato. Lo stile dell’autrice è sempre pulito, diretto, senza fronzoli e riesce perfettamente a far percepire la presenza di Raistan, tanto da non aver mai dubbi che sia lui il narratore vero della storia e, ormai, lo si segue nelle sue avventure e disavventure come fosse un vecchio e caro amico, con cui si condividono gioie e dolori.

Davvero molto bello e ben riuscito l’intreccio della trama, avvincente in ogni parte e toccante. L’Olandese ci fa vivere il periodo nazista sotto una nuova luce, dove le vicende umane finiscono con l’unirsi a quelle dei vampiri, creando presupposti che solo col tempo verranno compresi dal protagonista stesso. Ciononostante, Raistan non riesce a non fare il Raistan.

Sì, signore. Ho duecento anni più di te e appartengo a quella che è la vera razza superiore. Non ti permetto di mancarmi di rispetto.

Passato e presente sembrano rincorrersi senza sosta e Raistan vi resta in qualche modo imbrigliato nella sua ricerca di vendetta verso Heinrich, che a sua volta si dimostra ben più motivato del previsto, nonché abile nel colpire i punti giusti.
Ancora una volta, il nostro caro vampiro ci mostra il suo rapporto conflittuale con gli esseri umani, tanto nel passato, quanto nel presente, dove tutto viene reso ancor più estremo dal suo ritorno alla vita.

Abbracciami. Fingi di volermi bene, solo per qualche istante.

Ho amato le parti dove emerge con forza il profondo legame instauratosi tra Raistan e Graylord, dove le due razze riescono a incontrarsi e a costruire qualcosa grazie al rispetto nato tra i due, prima come nemici mortali, poi come amici. Seppur il protagonista non sia certo la persona più semplice con cui trattare e talvolta dimostri di non cogliere a pieno i sentimenti e le reazioni dell’altro, la presenza e l’appoggio incondizionato che riceve è ineguagliabile.

Sei peggio di un poltergeist. Una volta che hai iniziato a infestare un posto, è quasi impossibile scacciarti… va bene, va bene, andiamo.

Non mancano le azioni discutibile del vampiro, quelle che si vorrebbe condannare, ma che alla fine fanno parte di lui e, quando si diventa amici di qualcuno davvero, glielo si dice, ma si resta comunque al suo fianco. Ecco, direi che questo è l’effetto che Raistan ha avuto su di me, libro dopo libro, perché seppur immortale, nei secoli ha imparato molte cose con lezioni fin troppo dure, che in pochi avrebbero sostenuto ed è così fino alla fine. Un assassino per natura e per lavoro – perché Atropo ci mostrerà ancora qualche sua missione – che si nutre di sangue e di vita, portando la morte, ma che alla fine riesce ancora ad amare, a volte in modo tremendamente egoista, altre dando tutto se stesso fino al sacrificio.

Nota particolare che emerge in questo quarto capitolo: gli umani, sotto sotto, potrebbero sapere molte più cose dei vampiri e delle creature sovrannaturali di quanto si pensi.
Perché? Beh, leggete e lo scoprirete, non posso dirvi tutto 😉

Una cosa l’ho imparata, da quest’incubo: cercare di soffocare i sentimenti è come tentare di trattenere il fiato in una stanza satura di gas. Non ci rende più forti. Ci uccide e basta.

L’Olandese probabilmente non ci crederebbe, di certo non gli ha mai attraversato nemmeno l’anticamera del cervello e magari non gli interesserebbe granché, tuttavia, credo che la sua storia riesca a insegnare qualcosa, poiché le sue riflessioni riescono a toccare anche altri, o riescono a far rispecchiare qualcuno in esse.
Personalmente, dopo tutte queste pagine lette e la piacevole compagnia avuta, non posso che ringraziare lui e Lucia Guglielminetti per avermelo fatto conoscere.

Ve lo consiglio?
Se non siete di stomaco debole, ad occhi chiusi!

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