Nera follia

Se ne stava appoggiata al muro con gli occhi chiusi, sforzandosi di trattenere le lacrime, perché non doveva piangere.

Non voleva piangere.

Ciononostante, la matita nera tracciava una linea sbavata proprio in quell’angolo traditore delle palpebre. Prova inconfutabile della sua sconfitta.

I riccioli neri spettinati disegnavano sull’intonaco bianco una ragnatela irregolare, come graffi, ultimo grido silenzioso della sua anima che lottava per restare dentro a un corpo tanto odiato.

Non voleva andare in pezzi.

Ormai, però, era un vaso pieno di crepe, sempre più fragile e… brutto. Questo era il problema.

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