“Tempesta” di _Blackiss03_

Questa recensione mi è stata chiesta dall’autrice, _Blackiss03_, tuttavia la storia ha all’attivo solo quattro capitoli, per cui mi è impossibile dare un parere sulla trama e lo sviluppo effettivo della stessa. Le idee ci sono, questo sì, potrebbero anche essere piuttosto originali, ma si vedrà in futuro. Tuttavia, ci sono alcuni elementi che fin da principio vanno curati meglio e contestualizzati.

Trama da Wattpad

Dopo una strana tempesta il mondo non è come prima. Alaska, Canada, Russia, e tutti i paesi più a nord sono completamente congelati.
La vita sembra essere scomparsa, sepolta sotto metri e metri di neve e gelo, ma non è così.
Strane creature che non si vedevano da millenni, figlie del ghiaccio e madri del fuoco, tornano a fare la loro comparsa: i draghi.

"Tempesta" di _Blackiss03_

Le mie impressioni

“Tempesta” è un fantasy, ma non è chiaro se sia contemporaneo o distopico. Dalla presentazione propendo per il secondo caso, dato che si parla di una glaciazione della parte settentrionale della Terra. Abbiamo un’ambientazione interessante, la storia parte da Ojmjakon, una delle città più fredde al mondo, situata nell’est della Siberia. Punto a favore di questa storia!

Ora, se siamo in Russia, perché usare la parola “lady”? Non si pretende l’utilizzo del cirillico, per carità, ma mi chiedo cosa possa aver fatto di male il nostro povero italiano per essere tanto bistrattato. Scriviamo in italiano, nonostante i personaggi siano russi, per cui utilizziamolo anche per questo elemento: signora. Non fa schifo, non è meno elegante. Essere una signora ha un suo senso e una sua nobiltà intrinseca. Stona molto di più il termine inglese, risultando del tutto fuori contesto. Stessa cosa per “milord” e affini.

Un’altra cosa da curare meglio è l’introduzione a questo mondo. Fino a quando non compare una pistola nel terzo capitolo, sembra molto più un fantasy classico con ambientazione medievaleggiante. Se è un distopico dovrebbero esserci elementi che indirizzino un attimo il lettore a comprendere cosa sia accaduto, cosa comporta questa distopia. Se è un’ucronia, si ha necessità di qualche accenno alla sua origine. Con ciò non voglio invitare a inserire un pippone di infodump, ma a delineare di tanto in tanto la questione attraverso i dettagli.

La storia si apre con un prologo interessante, a effetto se vogliamo, dato che l’evento è piuttosto statico non lo catalogherei come medias res. Tuttavia, colpisce e potrebbe catturare il lettore, trascinarlo nel mondo dell’autrice. Proseguiamo entrando nella narrazione un passo alla volta, incontriamo e conosciamo personaggi che promettono bene, ma necessitano di tempo e di essere un po’ meno spoilerati con troppo anticipo (il povero Ivan viene raccontato diversi paragrafi prima di essere mostrato).

Emergono simpatie e antipatie a corte, mentre fuori dal castello succede il finimondo. La protagonista, inizialmente allarmata dagli eventi, pare dimenticarsene, troppo presa da battibecchi sulle virtù delle nobildonne. Non so se ciò sia voluto, da lettrice però mi ha lasciata un po’ perplessa e rammentato cliché poco edificanti. Ciononostante, è in questo contesto che emergono gli intrighi di palazzo con congiure, attentati, omicidi e si comincia a infittire la trama… forse (siamo arrivati al quarto capitolo, purtroppo).

Lo stile di _Blackiss03_ è piacevole, ricerca la finezza stilistica e una prosa evocativa che richiama l’high-fantasy, anche attraverso l’uso di un narratore onnisciente (escluso il prologo che è presentato con un narratore interno autodiegetico). Le potenzialità ci sono, ma occorre dedicargli più tempo e attenzione, magari in revisione 😉

A tal proposito ti segnalo alcune cose, su cui potresti porre attenzione.

– Gli avverbi di modo, quelli in *mente. Ne usi tanti, troppi, quando invece dovrebbero essere ridotti al minimo indispensabile, perché appesantiscono la lettura (a volte ne infili anche più di uno in successione).

– La punteggiatura. Dovresti rivedere un po’ meglio l’uso della virgola. I due punti in narrativa vanno centellinati, sostituiti per lo più dal punto o dal punto e virgola; vanno mantenuti prima di un elenco o di una descrizione esplicativa dettagliata di quando dichiarato in precedenza.

– Attenzione alla di D eufonica (ad, ed, od) che va utilizzata solo se la parola che segue inizia con la stessa vocale.

– Le metafore sono belle, ma raccontano e non mostrano, per cui non bisogna abusarne. Quando le si usa occorre prestare attenzione, poiché non devono finire col confondere il lettore.

– Per i dialoghi scegli un unico modo di scrittura e mantienilo costante nell’opera: le caporali « », o le virgolette doppie ” “, o il trattino lungo —. Se opti per l’ultimo, però, ricorda che va inserito soltanto all’inizio della battuta del dialogo, non alla fine, salvo non sia seguito da un dialogue tag o un beat.

– Ogni tanto scivoli sui tempi verbali, ma sei al quarto capitolo, il lavoro è ancora da revisionare per cui capita.

– Non scrivere in maiuscolo le battute dei dialoghi per far capire che qualcuno sta urlando. Descrivilo in modo che lo si evinca e, in caso, dichiaralo nel dialogue tag o nel beat. Nel terzo capitolo puoi sviluppare la cosa dando spessore al personaggio di Ludmyla vista in un momento critico particolare, invece di quel maiuscolo che fa capire che urla, ma non ci mostra null’altro di lei.

– Il classico “show don’t tell”. Mostra ciò che succede e i personaggi, non raccontarli e, soprattutto, rispetta i tempi. Non raccontare prima ciò che mostrerai dopo e non raccontare ciò che hai già mostrato, tipo nei dialoghi. Quando Ludmyla incontra Ivan mi ero già scordata la descrizione che avevi inserito, senza alcun senso, alcuni paragrafi sopra.

Ti faccio un esempio pratico. Riprendiamo le prime due frasi del prologo.

Rabbrividii per il freddo e istintivamente cercai, ad occhi chiusi, le coperte che sicuramente mi avrebbero fatta stare meglio.
Evidentemente durante la notte mi ero rigirata nel letto così tante volte da scoprirmi: mi succedeva spesso, non era certo una novità.

Le virgole nella prima frase non hanno senso, se le togli e ne metti una prima del che vedrai che fila meglio a una lettura ad alta voce. La D di ad va tolta, dato che la parola seguente inizia con O. Sempre leggendo ad alta voce ti accorgerai che quei tre avverbi uccidono il periodo, ma vediamoli insieme.

Istintivamente riassume un’azione dettata dall’istinto, non ragionata, automatica. Se tremi per il freddo è naturale cercare riparo e calore, è istintivo in modo implicito e ovvio.
Sicuramente è una considerazione imposta al lettore, una certezza assunta dal personaggio e sbattuta in faccia a chi lo segue senza ritegno e senza concedergli il lusso di capirlo da ciò che gli viene mostrato: se è così sicuro l’effetto significa che è ovvio e il lettore non è stupido, non facciamoglielo pensare 😉
Lo stesso discorso vale per Evidentemente, che proprio per la sua evidenza risulta superfluo. I due punti possono essere sostituiti da un punto fermo, dando maggior risalto alla considerazione successiva, che potrebbe non essere così casuale e attira l’attenzione.

Ti abbozzo lo stesso periodo revisionato, così puoi provare a leggerlo ad alta voce e comparare le soluzioni, per poi trovare la tua personale quadratura del cerchio.

“Rabbrividii per il freddo. Ancora a occhi chiusi allungai una mano per cercare le coperte, che mi avrebbero scaldata e fatta sentire meglio.
Durante la notte dovevo essermi rigirata nel letto un infinità di volte, finendo con lo scoprirmi. Non era certo una novità, anzi, mi accadeva fin troppo spesso.”

Ti ho consigliato di fare attenzione alle metafore, ma anche alla scelta dei termini aggiungerei. Nel periodo seguente, infatti, pur evincendo il paragone che metti in campo, giuro che mi sono trovata stranita, non capendo perché Ludmyla sentisse le nuvole solleticarle il viso. La scala è esterna? Non sembrerebbe visto che poi si ritrova nel corridoio principale senza varcare alcuna porta, ma allora queste nuvole sarebbero parte del parallelo col fagiolo magico? Inoltre, per un po’ ho avuto il dubbio che il corrimano fosse una corda sul serio per via del verbo issare… qualcosa non torna proprio.

Era una di quelle scalinate tanto lunghe da sembrare infinite; Ludmyla si divertiva spesso a immaginarsela come una specie di fagiolo magico.
Afferrò il corrimano – la sua corda – e prese a issarsi su, sempre più su, con le nuvole che le solleticavano il viso.
Qualche minuto dopo era arrivata in cima, proprio nel corridoio principale.

Come detto, le potenzialità ci sono, almeno così sembra in questo breve scorcio di storia. Devi lavorarci su e affinare la tecnica per poterti esprimere al meglio e spiccare con un tuo stile. Continua a scrivere e lavora sulla parte narrativa: non è tempo sprecato, bensì investito e un buono studio darà i suoi frutti 🙂

La copertina mi piace, l’immagine è molto bella e la dominante blu/azzurra si sposa con il freddo e il ghiaccio dell’ambientazione. Il nome dell’autrice è però posto troppo in basso rispetto allo strillo in alto e risulta decentrato. Il titolo, di cui apprezzo la pulizia del font, necessita di qualcosa che gli conferisca maggior carattere e impatto, oltre a dover essere spostato in una posizione più centrale, altrimenti nella parte inferiore si finisce con un sovraccarico di testo.

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