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“Torna: lettera di un padre al figlio omosessuale” di Stefano Antonini

Da tanto aspettavo di leggere “Torna: lettera di un padre al figlio omosessuale”, così ne ho approfittato durante il Romics per iniziarlo. In fondo, era lì, fresco di stampa nella nuova edizione; l’ho poi terminato con Kindle Unlimited nella vecchia versione.

  • TITOLO: Torna: lettera di un padre al figlio omosessuale
  • AUTORE: Stefano Antonini
  • EDITORE: Astro Edizioni
  • GENERE: Narrativa

Di solito aspetto sempre un po’ prima di scrivere la recensione, in modo da poter affrontare con più lucidità l’opera. Invece, stavolta mi ritrovo a scriverla alle 2:30 di notte, appena terminata la lettura, perché non voglio perdere nessuna delle emozioni che mi ha dato e sono tante. Così spero mi sia perdonato se, questa volta, scriverò di pancia o, forse, di cuore.

All’inizio pensavo che avrei consigliato questo libro a tutti coloro che, in qualche modo, dovevano confrontarsi con l’omosessualità. Non è così!

QUESTO LIBRO È PER TUTTI.

E sì, lo scrivo tutto in maiuscolo perché è qualcosa da urlare, da affidare al vento affinché lo sussurri a tutti.

Spero che anche Stefano Antonini mi perdonerà se abbonderò con le citazioni, perché quest’opera è una perla rara. Non ricordo di aver mai sentito il bisogno di evidenziare tanti passaggi in un solo testo, se non nell’Hávamál.

Il libro si apre con un padre che scrive un’email al figlio, per convincerlo a tornare a casa. Infatti, Fabri se ne era andato dopo che lo aveva scoperto in camera a baciare un ragazzo.

Scriverò questa lettera con il cuore in mano, nella speranza di riuscire a esprimere ogni mio pensiero riguardo a quello che è accaduto stamattina.

Stefano Antonini. Torna: Lettera di un padre al figlio omosessuale.

La scrittura è semplice, diretta e vera, trasmette emozioni fin dalle prime righe. Una confessione toccante, che ammette gli errori e le paure di un padre, ma che sottolinea anche il suo grande amore per il figlio, nella ricerca di un contatto, di una comunicazione.

Non ho sbattuto nessuna faccia contro la vita, sono solo stato investito da un treno in corsa. Treno merci, ovvio, con tanto di motrice e vagoni container.

Stefano Antonini. Torna: Lettera di un padre al figlio omosessuale.

Un flusso di pensieri libero, che a volte si perde per poi tornare sul punto e rimarcare il dettaglio, così da metter ordine nel caos di un padre alle prese con l’omosessualità del figlio. Illusioni, aspettative, sogni che si infrangono davanti alla realtà. Perché i figli non sono oggetti, non si plasmano a immagine e somiglianza dei genitori e a volte è difficile comprenderlo davvero.

Riflessioni su errori e orrori, su normalità e anormalità trasportano nel vivo e fanno riflettere il lettore stesso, mettendolo di fronte a uno specchio. La ricerca di un perché diventa necessaria per affrontare il dolore.

Se avessi deciso che l’errore era che un ragazzo non può baciare un altro ragazzo, di certo mi sarei messo l’anima in pace, ma avrei anche evitato di fare i conti con la mia coscienza […].

Stefano Antonini. Torna: Lettera di un padre al figlio omosessuale.

Ma ho detto che quest’opera è una perla e ne sono convinta. Alcune riflessioni sfociano in frasi pregne di realismo e verità. La paura è una parte importante che segna il nostro comportamento e Stefano lo mette nero su bianco, con decisione, eppure, con una delicatezza incredibile.

E il rispetto nasce dalla conoscenza. Si condanna sempre ciò che non si conosce, per paura.

Stefano Antonini. Torna: Lettera di un padre al figlio omosessuale.

Purtroppo, da molti l’omosessualità è ritenuta una malattia e questo padre lo sa, l’idea lo sfiora, ma poi la rifiuta seguendo la logica a cui si aggrappa per non sprofondare nei sensi di colpa. Eppure, per quanto si sforzi, ammette il suo limite che, per ora, gli fa vedere qualcosa di “sbagliato” nel figlio. Tuttavia, vuole capire, vuole affrontare la questione, sfogarsi e non rifiutare la realtà.

In un susseguirsi di parole, si arriva a considerare il peso degli altri nella definizione dei rapporti importanti, anche in quelli famigliari. Perché questo padre ama suo figlio, lo ama profondamente e vorrebbe saperlo felice, tranquillo. Invece, si ritrova a fare i conti con i dolori che dovrà affrontare, quelli reali della vita per come la conosce lui, che appartiene a un’altra generazione.

E dovrei lasciarti solo? Dovrei infuriarmi, cacciarti di casa perché non sei la personificazione dei miei desideri? No, primo perché ti reputo più coraggioso di me, secondo perché in questo momento abbandonarti sarebbe da vigliacchi.

Stefano Antonini. Torna: Lettera di un padre al figlio omosessuale.

È indubbio che queste sono le parole che ogni figlio vorrebbe sentirsi dire. Siamo onesti, lo vorremmo tutti, eterosessuali e omosessuali, perché le diversità possono avere mille sfumature. Però a pagarne più spesso le conseguenze peggiori sono proprio gli omosessuali.

Stupisce come in così poche righe, l’autore sia riuscito a condensare e a trattare in maniera impeccabile temi tanto delicati, su cui si scrivono manuali. No, lui lo ha fatto con un pragmatismo che calza a pennello sulla voce di questo papà, immerso in un tormento interiore dilaniante. Vacilla, ma non perde di vista il punto più importante: l’amore.

«L’amore di un padre per il proprio figlio viene prima di ogni tempesta».

Stefano Antonini. Torna: Lettera di un padre al figlio omosessuale.

Poi arriva una svolta inattesa. Infatti, la palla passa proprio al figlio, che risponde alla lettera del padre. Lo fa riprendendo alcuni importanti, tra cui la questione delle etichette. Già il padre aveva finito col capire la loro assurdità e Fabri conclude con ancor più enfasi.

Le etichette stanno bene sulle lattine, non attaccate agli esseri umani.

Stefano Antonini. Torna: Lettera di un padre al figlio omosessuale.

Vedremo, quindi, l’omosessualità non più ipotizzata, bensì vissuta. Ma se il padre aveva profetizzato dolori che ha di fatto sperimentato, lui si concentrerà sull’altra faccia della medaglia. Mi trattengo dal dire di più, ma merita ogni singola riga.

Forse dovrei avanzare qualche critica per sembrare più seria, ma dato che nessuno mi paga, posso asserire in tutta coscienza di non averne. Ho ancora il magone e gli occhi lucidi, questo sì. Posso dire che appena potrò lo acquisterò, ma non ebook, in cartaceo, per poterlo poi far leggere anche a mio figlio tra qualche anno. Posso dire che lo metterei tra le letture consigliate in ogni scuola, perché far riflettere in un certo modo aiuterebbe anche a contrastare il bullismo. A onor del vero, ne piazzerei uno in ogni casa, controllando che venga letto ?.

Grazie Stefano Antonini per averlo scritto ❤.

“Sessualità” fa rima con “libertà”.

Stefano Antonini. Torna: Lettera di un padre al figlio omosessuale.

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