Ecco cosa dovresti sapere sui verbi percettivi per scrivere bene

Cosa sono i verbi percettivi? Perché devi stare attento al loro uso? Scopri uno degli errori più comuni tra gli scrittori.

Writing Mentor: i verbi percettivi

Parte questa rubrica e dovete sapere che prima di inserirla ci ho pensato molto.

Si può insegnare a scrivere bene?

Per alcuni no, per altri sì, per qualcuno forse.

Per me? Sì.

Scrivere bene assicura la riuscita di un bel libro e tante vendite?

Direi di no, ma se non altro ne esce un libro leggibile e tecnicamente buono. Un romanzo è però un connubio di tecnica ed emozioni, di storia e nicchia.

Ora, la base per scrivere bene la sanno anche i sassi, seppur qualcuno la voglia negare (non indaghiamo i motivi di ciò).

  • Conoscere la grammatica
  • Leggere
  • Conoscere le tecniche narrative
  • Studiare/Approfondire

Quindi in questa rubrica ti parlerò di grammatica? No.

Di tecniche narrative?  🤣

Insomma, di tecniche narrative ne parlano già tanti e ci sono fior fiore di manuali (e qualcuno sarebbe bene lo leggessi).

L’idea di questa rubrica è di focalizzarsi su piccoli passaggi di volta in volta, finalizzati a porre l’attenzione su quelle che si potrebbero definire finezze.

Perché?

Diciamo prima di tutto per esperienza personale, ma ho avuto modo di constatare come questo aiuti anche altri ad afferrare indirettamente meglio le tecniche stesse.

Quante volte hai letto e sentito parlare di show don’t tell? Milioni (suppongo e spero). Eppure, non sempre è altrettanto chiaro come applicarlo sul serio, tant’è che ho visto alcuni scrivere che una descrizione non è show don’t tell. La realtà è che dipende da come è scritta e strutturata la descrizione, così come la scena stessa.⠀

VERBI PERCETTIVI

I verbi di percezione denotano i processi percettivi di un soggetto e coinvolgono principalmente la sfera sensoriale (vedere, guardare, scorgere, notare, osservare, mirare, sentire, ascoltare, udire, intendere, avvertire, percepire, ecc.).

Bisogna prestare attenzione al loro utilizzo, perché in modo sottile e infido rischiano di spostare l’ago della bilancia sul raccontato. Questo non significa bandire tutti i verbi percettivi, non dobbiamo essere assolutisti, ma è necessario soffermarsi e verificare la loro reale utilità in un dato passaggio.

Trovo che sentire sia uno degli esempi più semplici.

Tizio avanzava alla cieca nella boscaglia. D’un tratto sentì un ululato squarciare il silenzio della notte e si pietrificò.

Okay, non soffermiamoci sulla scena un po’ cliché 😆. Leggila di nuovo.

Che immagine si disegna nella tua mente?

Riflettici un attimo, prima di continuare.

Ora, prendiamo la stessa frase, ma togliamo il verbo percettivo.

Tizio avanzava alla cieca nella boscaglia. D’un tratto, un ululato squarciò il silenzio della notte e lui si pietrificò.

È cambiato qualcosa nel senso della scena?

No. Tuttavia, è cambiata la percezione che deriva dalla lettura.

Perché?

Togliere il verbo percettivo ha spostato l’ago della bilancia sul mostrato. Non c’è più il filtro del narratore, del personaggio che sente qualcosa. Invece, c’è il suono che si inserisce e, successivamente, la reazione di Tizio.

Difficile non inciampare sui verbi percettivi in prima stesura, come per tutte le cose ci si affina con la pratica, ma soprattutto all’inizio è bene prestarci particolare attenzione in fase di revisione.

Ma possiamo migliorare ancora?

Direi di sì. È tutto un lavoro di rifinitura, di dettagli che vanno messi insieme. È un lavoro di levigatura. A volte diventa una questione di impaginazione, perché anche questa aiuta a dare ritmo alla lettura, quindi, aiuta il lettore a immergersi nella storia.

Tizio avanzava alla cieca nella boscaglia.

Un ululato squarciò il silenzio.

Si pietrificò avvolto dal buio [e qui mi partirebbero un po’ di dettagli sulle reazioni fisiche che si innescano, ma questa frase la rivedrei tutta ].

Non ti ho ancora convinto? Be’, ci sta, l’esempio era abbastanza bruttino. Vediamo qualcosa di più consistente e, senza vergogna, ci metto la faccia. In questo modo ti mostro come io stessa abbia imparato dai miei errori 😊.

Consiglio: non vergognarti degli errori, ma punta a migliorare sempre.

Cuore di Lupo (edito Astro Edizioni)

Cuore di Lupo: un esempio di verbi percettivi

Mi sento scivolare nel buio, cadere in un abisso di silenzio che mi stritola lasciandomi senza fiato e, senza l’aria, tutto inizia a vorticare in una spirale angosciante, il sangue pulsa nelle tempie squarciando di dolore la mia carne madida di sudore e paura.

Mi aggrappo alle lenzuola umide che mi avvolgono, cerco di respirare come dovessi ancora imparare a farlo, inspirando ed espirando piano per riprendere il controllo di me, del mio corpo, dei miei pensieri. Apro gli occhi nella penombra di questa camera vuota e il panico si allontana, dandomi visione di ciò che attorno a me vive e si muove.

Il dolore persiste. A fatica mi alzo, sforzandomi di ricordare qualcosa al di là delle bottiglie vuote che vedo; immagini, suoni e voci si fondono confusi in un rumore di indistinta follia. Mi trascino fino a una porta sconosciuta, liscia e fredda contro cui mi abbandono, si apre in un qualche luogo ignoto. Sento tornare la familiare sensazione paralizzante del risveglio e le mani si stringono a pugno, pronte a lottare contro il panico, mio invisibile demone. A un tratto, un brivido mi risale la schiena, strisciante e invitante, mentre il tuo corpo si stringe al mio.

Ecco dove sono, tutto ora ha un senso.

Cuore di Lupo (revisione 2020)

Sto scivolando nel buio, in un abisso di silenzio che mi stritola e mi lascia senza fiato. Tutto inizia a vorticare in una spirale angosciante, il sangue pulsa nelle tempie e il dolore squarcia la carne madida di sudore e paura.

Mi aggrappo alle lenzuola umide che mi avvolgono, cerco di respirare come dovessi ancora imparare a farlo. Inspiro ed espiro piano per riprendere il controllo del mio corpo, dei miei pensieri. Apro gli occhi nella penombra di una camera spoglia, bottiglie vuote. Respiro. Il panico si allontana.

Il dolore persiste.

A fatica mi alzo e mi sforzo di ricordare. Immagini, suoni e voci si fondono in un rumore confuso. Mi trascino fino alla porta sconosciuta contro cui mi abbandono: è liscia, fredda e si apre in un luogo ignoto. Torna la sensazione familiare e paralizzante del risveglio, così serro i pugni, pronti a lottare contro il panico, mio demone invisibile. Un brivido risale la schiena, strisciante e invitante, mentre mi stringi al tuo corpo.

Ecco dove sono, tutto ora ha un senso.⠀

 CHE DICI, CAMBIA? CI AVEVI MAI FATTO CASO?

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